lingua e intercultura
Quando si parla nel mondo dell'emigrazione, in ambito scolastico o socio-culturle, di lingua si intende riferirsi -come nel nostro caso -alla lingua materna del giovane emigrato, o , per alri casi, alla lingua d'origine
In questo contesto la lingua m a t e r n a è quella che l'alunno d' origine straniera usa comunemente in famiglia per comunicare con i genitori e con i parenti e persone appartenenti alla sua comunità.Viene indicata con L/1.
Ad essa si affianca, durante la frequenza della scuola pubblica,la lingua veicolare
(L/2 ), che è poi la lingua ufficiale del Paese in cui il giovane si trova emigrato e della scuola frequentata.Si indica con L/2.
Come abbiamo sostenuto nelle nostre ricerche linguistiche ( cfr. bibliograफा दी रिफेरिमेंतो ), la L/ di1 e la L/2 sono sistemi linguistici interदीpendenti, dove fondamenbtale è il ruolo della L/1 per lo sviluppo della L/2.
Per il mantenimento e lo sviluppo della lingua materna le autorità del Paese d'emigrazione (in genere Consolati o Ambasciate) organizzano nelle scuole locali il suo insegnamento nell' ambito dei cosiddetti c o r s i di lingua m a t e r n a,
come è avvenuto dal 1950 in poi nelle scuole di Paesi a forte industrializzazione (Paesi europei.Stati Uniti,Canada,Australia..).
Ciò sta avvenendo anche in Italia che,passando da pochi decenni da Paese d'emigrazione a Paese di immigrazione)registra la presenza di molte comunità immi-
grate,in gran numero albanesi,marocchini,rumeni ,i cui figli possono frequentare le
scuole italiane e, al di fuori dell' orario scolastico, i citati corsi di lingua
materna..
In generale l' e m i g r a z i o n e è considerata da una parte un problema con- giunturake,un'emergenza temporanea, dall'altra è considerata una sfida ,un momento per tutti i popoli di confrontarsi con gli altri e prendere consapevolezza della pro-
pria identità in una dimensione interculturale.
A queste due interpretazioni fanno riferimento le politiche culturali e scolastiche dei Paesi industrializzati messe in atto nei confrotni di comunità che
emigrano a causa delle insufficienti condizioni di vita e lavoro.
In questo contesto basta pensare alle differenti risposte scolastiche e sistemi di accoglienza messi in atto per l'insegnamento della lingua materna agli scolari immigrati da Paesi come La Repubblica Federale di Germania,la Francia, la Svizzera,
la Svezia,considerando più o meno la dimensione interculturale,come si può rilevare nella nostra recente ricerca(Gazerro,Insegnamento della lingua italiana in Europa,Roma, 1997 - 2001).
Emerge in modo evidente e con tutti gli aspetti socio-culturali connessi il rapporto tra la lingua materna degli alunni immigrati e la lingua studiata nella scuola in cui sono stati inseriti per assolvere l' obbligo scolastico.E' il rapporto tra L/1 e L/2 che viene impostato nella scuola pubblica e che dà,nei diversi momenti scolastici e culturali, una risposta del sistema scolastico nazionale nei confronti
delle esigenze di comunicazione ed integrazione dei gruppi di alunni stranieri,al fine di riconoscere e salvaguardiare i valori della loro lingua e cultura d'origine.
Occorre tener presente che nello sviluppo dei fenomeni interculturali i gruppi di immigrati con le loro famiglie costituiscono
- un'immagine storica visibile del loro mondo di valori e tradizioni, del loro modo di interpretare e risolvere i problemi socuiali e culturali
- una testimonianza di c o m e il Paese d' immigrazione e il suo sistema scolastico ha saputo accogliere e valorizzare quelle " diversità" ch'essi porta-
no all' interno della scuola e della società del Paese d'emigrazione,in una dimensione interculturale.Occorre favorire la diversità culturale e non l'assimilazione linguistica,che fa perdere,agli alunni immigrati,l'uso della loro lingua d'origine.Sarà interessante vedere come si orienterà l'Italia e quali saranno le scelte pedagogiche nelle scuole delle regioni a forte presenza di alunni stranieri.
Così è possibile conoscere e capire quali sono i rapporti fra culture e lingue di-
verse in un determinato Stato e cosa si è intrapreso,nella scuola e nella società, per superare conflittualità e stereotipi,spesso legati ad emergenze di nazionalismi o di intollenza razziale o religiosa.
Come è avvenuto recentemente in diverse occasioni in Francia, in Gran Bretagna e in Germania,(rivolte di giovani ommigrati nelle bamlieu,il velo a scuola,scontri tra immigrati e polizia,...) tali conflittualità nel contatto tra culture e lingue diverse pongono alle autorità dei Paesi d'immigrazione complessi problemi di convivenza civile pacifica e democratica.E non sono solo problemi d'ordine pubblico.
Secondo la nostra esperienza professionale la responsabilità di queste conflittualità
non è solo del sistema politico ed economico del Paese d'immigrazione,ma è anche del sistema scolastico che ogni Stato si è dato e di cui tende ad affermare la validità e funzionalità ad ogni momento e con diverse disposizioni.L'Italia,proprio perchè ha una recente immigrazione,si trova in una fase iniziale,diversa dagli altri Paesi europei,e sta impostando da poco interventi e soluzioni ai citati problemi.
E' evidente che il sistema scolastico nazionale, per un insieme di motivi,di fronte alle esigenze di studio della lingua materna degli alunni stranieri,non riesce ad aprirsi per assumere le nuove situazioni socio-culturali proprie degli alunni e delle comunità immigrate.
Certi sistemi scolastici, come abbiamo potuto constatare(cfr.cit. Insegnamento della
lingua italiana in Europa..)si sono dimostrati statici e rigidi,poco disponibili a considerare una buona r i s o r s a educativa l'insegnamento della lingua materna
per gli alunni immigratied anche per gli alunni autoctoni.
Nelle scuole dei Paesi a forte immigrazione-come Rep.Federale di Germania,Francia,
Svizzera-c' è stata poca sensibilità e disposizione ad integrare la lingua mater-
na nel curriculum della scuola locale: i c o r s i linguistici sono rimasti sempre
fuori della scuola ufficiale, se si escludono alcune soluzioni interculturali date da diversi Cantoni svizzeri ( Zurigo,St.Gallen,Thurgau) e dalle scuole in Svezia.
La dimensione interculturale è stata dunque trascurata e assorbita dalla prevalenza
della lingua ufficiale nella scuola locale ( assimilazione linguistica).
Le lezioni di lingua materna sono rimaste " al di fuori " dell' orario ufficale delle lezioni,senza possibilità di integrare contenuti e metodologie utilizzate nelle due istituzioni scolastiche,la scuola locale e il sistema corsi .In Italia
occorrerà vedere quali saranno ,in relazione ai citati problemi,le soluzioni e le iniziative del sistema scolastico nazionale. viga.
In questo contesto la lingua m a t e r n a è quella che l'alunno d' origine straniera usa comunemente in famiglia per comunicare con i genitori e con i parenti e persone appartenenti alla sua comunità.Viene indicata con L/1.
Ad essa si affianca, durante la frequenza della scuola pubblica,la lingua veicolare
(L/2 ), che è poi la lingua ufficiale del Paese in cui il giovane si trova emigrato e della scuola frequentata.Si indica con L/2.
Come abbiamo sostenuto nelle nostre ricerche linguistiche ( cfr. bibliograफा दी रिफेरिमेंतो ), la L/ di1 e la L/2 sono sistemi linguistici interदीpendenti, dove fondamenbtale è il ruolo della L/1 per lo sviluppo della L/2.
Per il mantenimento e lo sviluppo della lingua materna le autorità del Paese d'emigrazione (in genere Consolati o Ambasciate) organizzano nelle scuole locali il suo insegnamento nell' ambito dei cosiddetti c o r s i di lingua m a t e r n a,
come è avvenuto dal 1950 in poi nelle scuole di Paesi a forte industrializzazione (Paesi europei.Stati Uniti,Canada,Australia..).
Ciò sta avvenendo anche in Italia che,passando da pochi decenni da Paese d'emigrazione a Paese di immigrazione)registra la presenza di molte comunità immi-
grate,in gran numero albanesi,marocchini,rumeni ,i cui figli possono frequentare le
scuole italiane e, al di fuori dell' orario scolastico, i citati corsi di lingua
materna..
In generale l' e m i g r a z i o n e è considerata da una parte un problema con- giunturake,un'emergenza temporanea, dall'altra è considerata una sfida ,un momento per tutti i popoli di confrontarsi con gli altri e prendere consapevolezza della pro-
pria identità in una dimensione interculturale.
A queste due interpretazioni fanno riferimento le politiche culturali e scolastiche dei Paesi industrializzati messe in atto nei confrotni di comunità che
emigrano a causa delle insufficienti condizioni di vita e lavoro.
In questo contesto basta pensare alle differenti risposte scolastiche e sistemi di accoglienza messi in atto per l'insegnamento della lingua materna agli scolari immigrati da Paesi come La Repubblica Federale di Germania,la Francia, la Svizzera,
la Svezia,considerando più o meno la dimensione interculturale,come si può rilevare nella nostra recente ricerca(Gazerro,Insegnamento della lingua italiana in Europa,Roma, 1997 - 2001).
Emerge in modo evidente e con tutti gli aspetti socio-culturali connessi il rapporto tra la lingua materna degli alunni immigrati e la lingua studiata nella scuola in cui sono stati inseriti per assolvere l' obbligo scolastico.E' il rapporto tra L/1 e L/2 che viene impostato nella scuola pubblica e che dà,nei diversi momenti scolastici e culturali, una risposta del sistema scolastico nazionale nei confronti
delle esigenze di comunicazione ed integrazione dei gruppi di alunni stranieri,al fine di riconoscere e salvaguardiare i valori della loro lingua e cultura d'origine.
Occorre tener presente che nello sviluppo dei fenomeni interculturali i gruppi di immigrati con le loro famiglie costituiscono
- un'immagine storica visibile del loro mondo di valori e tradizioni, del loro modo di interpretare e risolvere i problemi socuiali e culturali
- una testimonianza di c o m e il Paese d' immigrazione e il suo sistema scolastico ha saputo accogliere e valorizzare quelle " diversità" ch'essi porta-
no all' interno della scuola e della società del Paese d'emigrazione,in una dimensione interculturale.Occorre favorire la diversità culturale e non l'assimilazione linguistica,che fa perdere,agli alunni immigrati,l'uso della loro lingua d'origine.Sarà interessante vedere come si orienterà l'Italia e quali saranno le scelte pedagogiche nelle scuole delle regioni a forte presenza di alunni stranieri.
Così è possibile conoscere e capire quali sono i rapporti fra culture e lingue di-
verse in un determinato Stato e cosa si è intrapreso,nella scuola e nella società, per superare conflittualità e stereotipi,spesso legati ad emergenze di nazionalismi o di intollenza razziale o religiosa.
Come è avvenuto recentemente in diverse occasioni in Francia, in Gran Bretagna e in Germania,(rivolte di giovani ommigrati nelle bamlieu,il velo a scuola,scontri tra immigrati e polizia,...) tali conflittualità nel contatto tra culture e lingue diverse pongono alle autorità dei Paesi d'immigrazione complessi problemi di convivenza civile pacifica e democratica.E non sono solo problemi d'ordine pubblico.
Secondo la nostra esperienza professionale la responsabilità di queste conflittualità
non è solo del sistema politico ed economico del Paese d'immigrazione,ma è anche del sistema scolastico che ogni Stato si è dato e di cui tende ad affermare la validità e funzionalità ad ogni momento e con diverse disposizioni.L'Italia,proprio perchè ha una recente immigrazione,si trova in una fase iniziale,diversa dagli altri Paesi europei,e sta impostando da poco interventi e soluzioni ai citati problemi.
E' evidente che il sistema scolastico nazionale, per un insieme di motivi,di fronte alle esigenze di studio della lingua materna degli alunni stranieri,non riesce ad aprirsi per assumere le nuove situazioni socio-culturali proprie degli alunni e delle comunità immigrate.
Certi sistemi scolastici, come abbiamo potuto constatare(cfr.cit. Insegnamento della
lingua italiana in Europa..)si sono dimostrati statici e rigidi,poco disponibili a considerare una buona r i s o r s a educativa l'insegnamento della lingua materna
per gli alunni immigratied anche per gli alunni autoctoni.
Nelle scuole dei Paesi a forte immigrazione-come Rep.Federale di Germania,Francia,
Svizzera-c' è stata poca sensibilità e disposizione ad integrare la lingua mater-
na nel curriculum della scuola locale: i c o r s i linguistici sono rimasti sempre
fuori della scuola ufficiale, se si escludono alcune soluzioni interculturali date da diversi Cantoni svizzeri ( Zurigo,St.Gallen,Thurgau) e dalle scuole in Svezia.
La dimensione interculturale è stata dunque trascurata e assorbita dalla prevalenza
della lingua ufficiale nella scuola locale ( assimilazione linguistica).
Le lezioni di lingua materna sono rimaste " al di fuori " dell' orario ufficale delle lezioni,senza possibilità di integrare contenuti e metodologie utilizzate nelle due istituzioni scolastiche,la scuola locale e il sistema corsi .In Italia
occorrerà vedere quali saranno ,in relazione ai citati problemi,le soluzioni e le iniziative del sistema scolastico nazionale. viga.
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