giovedì 31 maggio 2007

Raccomandazioni europee sulla lingua

In questi ultimi decenni , in relazione alla situazione iniziale (descritta nel nostro lavoro "Istruzione di base in Europa,Roma,1983) per molti Paesi europei a forte immigrazione come Benelux,Francia,Germania,Svizzera e Regno Unito,la situazione dell' insegnamento della lingua e cultura d'origine è gradualmente migliorata. E per valutare questo miglioramento occorre conoscere c o m e e d o v e si tenevano le lezioni dei corsi linguistici.
Le condizioni istituzionali ed organizzative sono dunque migliorate non solo per il diretto intervento delle autorità consolari del Paese interessato ( Italia,Spagna,Turchia,Grecia..) hanno propri Uffici Scuola all'estero ),ma anche a seguito dell'azione politica e culturale svolta da organismi europei come il Consiglio d' Europa e la Commissione della Comunità Europea, ora Unione Europea,con sedi rispettivamente a Strasburgo ed a Bruxelles.
Il Consiglio d' Europa si è interessato dell' istruzione dei figli degli emigrati in Europa ed ha elaborato appositi programmi d' azione nelle scuole degli Stati membri,compresa la Svizzera,a partire dagli anni ' 70. Grande risonanza e durevoli effetti in Europa ha avuto la famosa Raccomandazione n. 35 /70che invitava gli Stati membri (n.20)a "favorire l' integrazione dei bambini d' origine straniera nella scuola locale, a mantenere i legami culturali e linguistici con il Paese d' origine con la frequenza dei corsi linguistici".Tale risoluzione è stata esaminata e condivisa dai Ministri europei del lavoro ,durante la Conferenza del novembre 1972, a Roma,sotto la presidenza di Edgar Faure.
Ai giovani migranti di seconda generazione è dedicata una successiva raccomandazione del Consiglio d' Europa,la n,841 del 31 settembre 1978,dove si afferma la necessità di mantenere nella scuola locale un adeguato apprendimento della lingua e cultura d' origine:" l'acquisition ou le maintien de la langue et de la culture du pays d'origine ".Si riafferma il principio del "système d'acqueil,come pure il programma delle classi sperimentali in diversi Paesi membri.
Con la pubblicazione di appositi rapporti sulla formazione degli insegnanti e con il progetto n.4/81 sulle " Langue vivantes",il Consiglio d' Europa evidenzia due esigenze fondamentali, rimaste ancora oggi attuali ed urgenti nel contesto migratorio europeo: la cooperazione scolastica tra gli Stati ed il principio dell' interculturalità.
Così l' interculturalismo pedagogico diviene l' idea forza e la direttrice di marcia dei lavori di ricerca e di sperimentazione realizzati dal Consiglio d'Europa negli anni ' 80 e ' 90,lavori che sono stati presi a modello per le successive iniziative nei confronti della scolarizzazione ed integrazione dei giovani d' origine straniera.
Anche la Comunità Europea prima, e poi l' Unione Europea, si è interessata ai problemi linguistici e culturali dei bambini emigrati,per i quali emana la nota Direttiva n.486/ 77,che,con decisione, intende migliorare le condizioni di scolarizzazione dei bambini di origine straniera,soprattutto attraverso il riconoscimento e il rispetto della loro lingua e cultura d' origine nella struttura scolastica locale.
A nostro modesto avviso,con la Direttiva Europea viene posto un fondamento socio-culturale e giuridico al principio del mantenimento della lingua e cultura del Paese d'origine. Tale fondamento esprime l' esistenza di diversi tipi di esigenze per la formazione del bambino d' origine straniera :esigenze relative al rispetto dell' identità socio-culturale del giovane emigrato ed alla formazione della sua personalità; esigenze di carattere psichico e pedagogico; esigenze di carattere interculturale; esigenze di ordine comunicativo che interessano la continuità della comunicazione e comprensione tra il giovane emigrato e la propria famiglia e comunità di appartenenza.
La Direttica della C.E. interviene proprio a difesa di queste precise esigenze presenti nel contesto socio-culturale e linguistico del mondo migratorio e delle culture e lingue delle famiglie emigrate(cfr. il nostro " I sistemi scolastici nelle CE di fronte agli obiettivi della Direttiva comunitaria,",Roma 1982 ).
La Direttiva n.486/77 ha costituito un punto di riferimento per le politiche scolastiche dei Paesi europei in favore degli alunni emigrati,ha provocato dei cambiamenti negli ambienti scolastici,segnatamente verso la funzione dei corsi di lingua e cultura nel curriculum delle scuole locali e verso il processo di integrazione scolastica. viga

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