mercoledì 30 maggio 2007

Lingua materna e " straniero "

Studiando lo svolgersi delle varie migrazioni in Europa ed approfondendo quelle di questi ultimi cinque decenni,vediamo come storia,esigenze di vita e di lavoro,geografia abbiano posto l'Italia al centro delle civiltà del Mediterraneo : un mare che ha unito assai più di quanto abbia diviso,genti e culture. I gruppi di emigrati ,dagli anni ' 70 in poi, sono progressivamente aumentati, in particolare nelle zone più industrializzate dell' Est e del Nord Italia e nelle grandi città.

L'aumento progressivo del numero di alunni "stranieri" costituisce un indicatore importante del carattere strutturale che il fenomeno dell' immigrazione sta assumendo nella società italiana.La percentuale di alunni stranieri -ora giunta quasi al 5% ,con quasi 500 mila presenze- è molto elevata nelle zone del Nord e del Centro, e in particolare del Nord-Est,sia nelle scuole primarie che in quelle secondarie.In questo contesto ,nelle ricerche come nelle discussioni ,nel parlare di lingua materna si utilizza quasi sempre il termine di " alunni stranieri ".Preferiamo di gran lunga, e per motivi sia linguistici che sociali. utilizzare il termine " alunni di origine straniera " e quindi a scuola parlare di " corsi di lingua e cultura d' origine ". E' preferibile e più significativo il termine " alunni con cittadinanza non italiana ". Bisogna però tener presente che il termine "straniero " assume una definizione ed un significato diverso a seconda del Paese di riferimento.

In Francia la definizione della nazionalità straniera prende in considerazione quella dell' alunno e non quella dei genitori,considerando che è francese per"fi -liazione " qualsiasi bambino di cui uno dei genitori è francese.La popolazione di "alunni stranieri " è numericamente diversa dalla popolazione degli immigrati e dalla popolazione di origine straniera." Nuovo arrivante non francofono " è indicato l'alunno appena arrivato in Francia, la cui insufficiente capacità linguistica o la situazione scolastica generale non gli permettono di frequentare subito una classe del cursus scolastico ordinario.In Francia ci sono più di 600mila alunni stranieri ,pari a più del 5% del totale degli studenti.

In Inghilterra " l' etnicità" degli alunni viene rilevata dalle scuole secondo le categorie impiegate per il censimento nazionale che non sono legate alla nazionalità,bensì al grado di appartenenza ad un gruppo che si riconosce ( ed è riconosciuto ) come una comunità specifica,in virtù di una storia ed una propria tradizione culturale.Gli alunni stranieri sono oltre 1 milione, pari al 15% dell'intera popolazione scolastica.

In Germania ( con 1 milione di alunni stranieri,pari al 10% del totale degli studenti) ),Spagna e Svizzera,(quest'ultima con una percentuale di alunni stranieri del 23 $ ,la più alta in Europa), gli alunni stranieri sono quelli che non hanno nazionalità tedesca,spagnola e elvetica,secondo il tradizionale principio dello " jus soli ". In Portogallo ,invece,i dati ufficiali rilevano nelle scuole il gruppo culturale o la nazionalità di appartenenza degli alunni " non portoghesi ". La definizione di " straniero " adottata in Olanda, ( percentuale del 12,3 % del totale degli alunni) è identica a quella scelta dalla Gran Bretagna (" ethnic minority students "): si fa riferimento non all'appartenenza a un gruppo su base culturale -razziale,bensì alla provenienza da uno dei Paesi Terzi facenti parte di un apposito elenco formulato dall' Amministrazione pubblica. Pertanto l'appartenenza etnica è " autocertificata" in base ad un criterio non legato alla cittadinanza. Sono presenti oltre 1 milione di alunni stranieri ( 15% del totale alunni)Il Lussemburgo,invece,al pari di Svizzera,Spagna e Germania,considera " stranieri " gli alunni con diversa cittadinanza. viga

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